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Piede geriatrico

Premesse e concetti chiave:

  • A) La vecchiaia non va considerata come sinonimo di malattia e/o invalidità
  • B) L'invalidità é tuttavia correlabile all'immobilità; da ciò si evince che la Mobilità é Vita, e dunque, la Vita é Movimento. L'anziano ha bisogno di aver fiducia nelle proprie capacità di camminare. I suoi nemici sono : atassia, cadute, affaticamenti, dolori.
  • C) Il Podologo ha dunque come obiettivi terapeutici geriatrici:
    - conservare la mobilità
    - ritardare la semimmobilità
    - impedire l'immobilità

Le malattie del piede sono riscontrabili pressochè a tutte le età, ma dopo i 60 anni ci ritroviamo tutto quanto abbiamo trascurato durante la vita.
Spesso infatti il piede ha sofferto per l'usura o per atteggiamenti scorretti causati dal dolore.
L'età, di per sé, non e' una malattia. Tuttavia, determinati problemi tendono ad accentuarsi, più o meno in tutte le persone, con il passare degli anni. Ciò che si sopportava facilmente in gioventù (le fatiche o gli abiti anche scomodi per esempio) viene via via tollerato con maggior difficoltà. Si presenta una certa usura dell'organismo, che a volte degenera in vere e proprie malattie. Il piede non fa certamente eccezione. Anzi, in un organo estremamente esposto e continuamente usato se non addirittura affaticato si possono avvertire più facilmente che altrove i segni dell'età. Anche quando siamo immobili, in stazione eretta, i piedi continuano a lavorare mettendo in atto piccoli impercettibili mutamenti in tutto il corpo. I muscoli possono indebolirsi, soprattutto se non vengono sottoposti a continuo esercizio. I tendini si accorciano, generalmente
a causa di scarpe che costringono a posizioni contratte, innaturali. L'ossatura può diventare fragile, in seguito all'insorgere di una decalcificazione (osteoporosi) generale oppure di microtraumi.

La circolazione rischia di diventare difficoltosa, specie se ci si muove poco e se le calzature non sono idonee. Facilmente i piedi diventano gonfi e dolenti.
Questo è il piede dell'anziano: una struttura dove il compenso ( inteso come possibilità di riduzione di una deformità) non è più possibile, dove l'elasticità non è piu d'aiuto e dove la stanchezza ha preso il sopravvento. Avete mai provato a consigliare a queste persone una soluzione chirurgica al loro problema? Le smorfie, gli sguardi sfuggenti, i sorrisi sornioni si susseguono in un carosello quasi divertente.
Il plantare in effetti dalla mia esperienza è risultato in più di un caso capace non solo di alleviare la sofferenza del pz. ma anche di assicurargli nel tempo un benessere fisico e mentale considerevoli.
L'anziano presenta generalmente quello che si definisce in medicina "AVAMPIEDE COMPLESSO" ovvero una somma di grandi e piccole deformità la cui presenza diventa altamente limitante e invalidante.
Vanno ad aggiungersi a queste deformità problemi quali:

  • ARTRITE REUMATOIDE E MALATTIE REUMATICHE, che di frequente attaccano le articolazioni del piede
  • DISFUNZIONI DEL SISTEMA CIRCOLATORIO E PROBLEMI VASCOLARI, gonfiori e stancabilità di piedi e polpacci
  • PROBLEMI NEUROLOGICI
  • PROBLEMI METABOLICI

Le statistiche sono allarmanti; hanno disturbi ai piedi:
- IL 20% DELLE PERSONE SOTTO I 50 ANNI
- IL 42% TRA I 50 E I 60 ANNI
- IL 64% DEGLI ULTRASESSANTENNI
ogni lesione podalica, anche modesta, rischia di favorire uno stato gravitario e le sue conseguenze morbose che limiteranno la deambulazione
La maggior parte dei dolori all'avampiede nel paziente anziano sono dovuti ad alterato appoggio di una o più teste metatarsali.
Concorrono a creare i disturbi le alterazioni dei tegumenti plantari che, essendo elastici, assorbono gli urti e proteggono le strutture profonde e soprattutto capsulari.
La distrofia dei tegumenti può essere conseguente ad una aumentata sollecitazione locale e a microtraumi ripetuti, oltre che a altri disturbi metabolici (diabete), infiammatori (reumatismo), circolatori (arteriopatie), disendocrini (menopausa). La diminuita elasticità dei tessuti si manifesta solitamente con l'ipercheratosi; l'iperpressione e lo stimolamento dello scheletro sulle parti molli provocano scollamenti con comparsa di igroma: questo può organizzarsi in una borsa e se si infiamma dare origine ad una borsite.

Di fronte a queste alterazioni, di fronte sopratutto alla variabile risposta individuale a stimoli uguali, è importante affrontare questo disturbo con dei plantari su misura con lo scopo di diminuire la sintomatologia dolorosa, ma anche di ripristinare una fisiologica deambulazione.
Spesso è sufficiente modificare la ripartizione dei carichi per ottenere un effetto antalgico immediato, che talvolta può fare cambiare l'indicazione chirurgica.
In base alle mia esperienza, la patologia più frequentemente riscontrata nel piede geriatrico è la metatarsalgia da cause biomeccaniche, ma devo premettere che le metatarsalgie da cause biomeccaniche, sono accompagnate spesso da disturbi del trofismo cutaneo e da alterazioni, in parte dovute alla causa della metatarsalgia stessa ed in parte anche alle condizioni circolatorie periferiche del paziente anziano.
Il trattamento conservativo di tali metatarsalgie con l'uso di ortesi plantari non deve essere limitato al trattamento primitivo.

Il loro impiego anche nel recupero post-operatorio e ancora nei tempi successivi può essere utile a consolidare i risultati dell'intervento chirurgico e, prevenire la recidiva nel tempo, ottimizzandone la meccanica podalica.
La prescrizione di un'ortesi plantare richiede tuttavia una comprensione chiara sulla funzione dinamica del piede ed alcuni concetti di base di biomeccanica.
Nel trattare le metatarsalgie, sia che si parla di metodi conservativi come ortesi plantari, sia che si parla di metodi invasivi chirurgici, non bisogna valutare il metatarso come unità singola. Per rendere l'intervento efficace, sarà fondamentale tenere presente tutto il piede ed in particolare tutta la cinetica dell'arto inferiore. L'avampiede va considerato in relazione alla meccanica del retropiede e a tutto l'arto inferiore.
Le metatarsalgie possono essere statiche e dinamiche.

Le forme statiche sono senza dubbio quelle più riscontrate nel paziente anziano e sono quelle in cui non si evidenza un alterato rapporto tra retropiede – gamba e avampiede – retropiede.
L'obiettivo del trattamento ortesico per questo gruppo è di compensare il piede riequilibrando la pressione sotto le teste metatarsali, sia che interessi un solo metatarso o la totalità dei metatarsi.
Le ortesi plantari hanno un'azione incontestabile nella maggior parte delle metatarsalgie statico-dinamiche dolorose.